TANKA
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il dipinto a carattere religioso
di Du Ruiping ed Enrico Gambacorta
(pubblicato nella rivista L'ESPERTO RISPONDE -Antiquariato,n.36 del settembre 2004)
Il tanka, è un dipinto buddista normalmente realizzato dai Tibetani nel Tibet ma può essere realizzato anche fuori dal Tibet, in Mongolia, a Pechino ed altrove in Cina, e da non Tibetani.
Cenni storici del buddismo in Tibet ed in
Cina
Il
buddismo approda in Cina,
dall'India, all'inizio dell'era volgare quando in Cina impera la dinastia degli
Han, spentasi nel 220 d.C. All'inizio, però, la nuova religione non ha una vita
facile poichè essa, non essendo cinese, è considerata “barbara”. I monaci,
ad esempio, non mettono su famiglia
e la famiglia è un pilastro della morale confuciana come lo è la pietà
filiale. I monaci, inoltre, non riconoscono l'Autorità e, quindi, non rendono
omaggio all'Imperatore, considerato il figlio del Cielo. Budda predica
l'ascetismo, l'illuminazione, la rinascita. Il popolo cinese ama vivere nella
natura e nella sua dolce armonia. L'illuminazione sembra un processo di
autosuggestione, di allucinazione e di alienazione atto a far dimenticare le
miserie, secondo i buddisti, della vita terrena. Per quanto si riferisce
all'altra vita i Cinesi si richiamano sempre a Confucio. Il quale ai discepoli
che gli domandano: “Maestro lei ci parla sempre di questa vita e dopo che
succede”? risponde: “ Figlioli
cari, non sappiamo ancora come e da dove siamo venuti in questa terra e volete sapere dove andremo?” Perciò dell'aldilà i Cinesi
non si pongono nemmeno il dubbio che sarebbe, almeno, raccomandabile come punto
d'arrivo. Ciononostante, verso il VII secolo
il Buddismo è affermato in Tibet ed
in Cina. Durante la dinastia Tang (618-907), abbiamo già le immagini di
Buddha derivate dall'India ed
influenzate dallo stile Han. I Mongoli si convertono al buddismo ad opera del
III Dalai Lama.
Durante la dinastia dei Qing (1644-1911) il
Buddismo è talmente legato al potere temporale che l'imperatore Qian Long
(1735-1795) istituisce a Corte l' “Ufficio della Rettitudine e dell'Onestà”.
Molte sono le cappelle situate nei palazzi imperiali della Città Proibita.
Ovviamente, i tanka a Corte sono
elaborati con più cura, con materiali più costosi e, quindi, sono più
pregiati. I bastoni per sorreggere i dipinti sono, a volte, di avorio. La storia
ricorda quello di due metri di altezza e un m.1,20 di larghezza
brillantemente realizzato dalla madre dell'imperatore Qian Long
(1735-1795) con 7.000 pezzi di
filo. I Monaci a Corte, vengono scelti dall'Imperatore fra gli eunuchi che, una
volta ordinati e preso l'abito monastico, sono addetti a tutte le attività
religiose della Corte.
I materiali
Il supporto è un tessuto di cotone o di lana grezza e, per le commesse
più importanti, di seta. Il tessuto viene prima preparato con una miscela di
gelatina e talco per otturare le porosità poi si procede a levigarne bene la
superficie e, infine, viene teso e fissato con una cordicella su un telaio di
legno. A questo punto, si procede a disegnare a carboncino la figura centrale,
le altre divinità e le rappresentazioni simboliche.
I pigmenti pittorici, a tempera di solito, sono costituiti da essenze
vegetali e/o minerali.
Le dimensioni variano da qualche metro quadrato a poche decine di
centimetri quadrati.
La forma è rettangolare (figura n.1), ma può essere anche quadrata ed
in questo caso si chiama “mandala”(figura n.2) che serve, in maniera
specifica, alla introspezione interiore, alla iniziazione e alla mediazione
tese, come fine ultimo, al nirvana: il superamento ed il distacco completo dalle
cose terrene, lo stato dell'essere illuminato e, quindi, a seconda dei vari
gradi, l'essere Buddha.
Una volta terminato, il dipinto viene incorniciato con una fascia di
broccato. Il tutto sorretto da un'asse di legno arrotondata, nella parte
superiore, ed un'asse simile, nella
parte inferiore per tenderlo bene.
I tanka vengono esposti nei templi e nelle case
private. Sono coperti da una seta e scoperti solo durante le cerimonie ed
in presenza dei fedeli affinchè questi possano
implorare, ispirandosi alle sacre immagini, la salute fisica,
l'allontanamento degli spiriti maligni, la benedizione sulla propria famiglia ed
una lunga vita. Ciò soddisfa
l'intima ed eterna esigenza umana che,
non contentandosi di questa vita e delle cose di questo mondo, si rivolge al
soprannaturale per vivere meglio sulla terra ed aspirare, per l'avvenire, a
qualcosa di meno perituro.
Nelle famiglie i tanka vengono scoperti anche in presenza
di ospiti
Per dipingere un tanka si richiede un grande impegno ed un lavoro da
certosino. Vi si può impiegare un mese, a volte, mesi e, a volte, anni e vi
collaborano più artisti.
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Cosa rappresentano
Vi sono rappresentati, principalmente le immagini del
Buddha e gli episodi della sua vita. I bodhisattva (gli illuminati che cercano
di salvare anche gli altri), le varie divinità dell'universo buddista, i monaci
che hanno avuto una rilevanza storica, come Tsong Khapa (1357-1419) che nel
1407 fonda la setta del Gelupga, i discepoli, le miserie degli esseri
umani e della vita terrena. In genere, il dipinto è suddiviso in tre parti.
Nella parte superiore troviamo il
sole e la luna che rappresentano il Cielo, al centro il Buddha e le altre
divinità e/o i discepoli, sotto il mondo terreno: animali, uomini e cose.
Ecco la possibile “lettura” di alcuni tanka.
Figura
n.3. Tanka di cm.74 x 56. Sul fondo
scuro è posta, al centro, la figura principale, Il Buddha benedicente, come la
scritta sottostante in lingua tibetana dice: “ con questo gesto Buddha ti
benedice ( Bai Jie Cang Bu). In alto la frase da ripetere nelle preghiere:
“Liu Zi Zhen Yan”. Da sinistra, sempre in alto, il Capo dei Lama (La Ma Wu
Shang), sotto di lui il Buddha che
indica che con la preghiera si può ottenere tutto, sotto ancora il Buddha che
predica (Jiang Jing), sotto ancora il Buddha Yao Fo (il Buddha della medicina),
ancora sotto il Buddha Hong He To
Fo. In alto, a destra, un nome errato, al di sotto di lui i vari atteggiamenti
del Buddha, il terzo augura una buona salute a tutti ed il quinto è il Buddha
chiamato Nan Nang Gero. Il significato di tutta la raffigurazione è: Buddha benedice la famiglia, augura ogni bene e allontana
gli spiriti maligni. (Interpretazioni
fornitemi dall'Abbate Anziano del tempio dei Lama a Pechino).
Figura
n.4. Tanka di cm.64 x 52. Ottimo e prezioso lavoro pittorico su fondo dorato. Al
centro Buddha Sakiamuni con i suoi discepoli che,
sceso dal Cielo, il 22
aprile del calendario lunare recita le preghiere. Sopra, in alto, i quattro
Buddha le cui scritte, in lingua tibetana,
sono uguali ed augurano che i malati guariscano e che i buddisti siano
tenuti lontani dalle malattie. Sotto
i quattro Buddha (Shang Shi) che hanno meritato molto per il buddismo. Le
scritte sono un riassunto delle teorie del buddismo. Dietro il dipinto si
trovano due frasi, una, scritta in verticale, di tre lettere ricorrenti nei
tanka e l'altra, scritta in
orizzontale, è la frase con la quale termina ogni preghiera.
(Interpretazioni
fornitemi dall'esperta presso il Tempio dei Lama a Pechino, Sig.ra Xu Xin Hua).
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n.31.
Tanka di cm.70 x 55. Nella parte alta del dipinto i Tre Buddha. Il primo, da
sinistra, è Guan Yin di 4 braccia, il secondo è Whenshu Pussa che rappresenta
l'intelligenza, il terzo è Jing Gang Shou (Buddha con la mano di metallo) è il
simbolo della forza. Al centro un mostro, che simboleggia l'impermanenza (il
continuo mutare), afferra la ruota che rappresenta il mondo, il globo; al centro
della ruota si nota un particolare
importante, un simbolo
mutuato dal taoismo “Jiu Gong Ba
Kua”. Simbolo che rappresenta il controllo delle ingiustizie e la condanna
delle azioni criminose dell'infinito mondo
buddista. Nel terzo cerchio vi sono rappresentati i 12 segni zodiacali a
simboleggiare che durante tutti i dodici mesi, cioè tutto l'anno si può vivere
in pace. Nella parte superiore della colonna a sinistra c'è una figura, formata
da 7 lettere e 3 disegni, che ha il significato della buona fortuna e la cui
frase propizia l'allontanamento degli spiriti maligni e l'avvento della pace. La
parte inferiore della stessa colonna indica che tutte le ingiustizie sono sotto
controllo e, quindi, non possono espandersi. Nel circoletto in basso, a destra,
figura la lettera cardine che ha dato origine alle altre lettere della lingua
tibetana. I Tibetani dànno molta importanza a questa lettera tanto che usano
riprodurla sulla trave principale del soffitto della casa. (Interpretazioni
fornitemi dall'esperta presso il tempio dei Lama a Pechino, Sig.ra Xu Xin Hua).
Ho voluto citare la fonte delle interpretazioni date ai
dipinti di cui sopra poichè la lettura di un tanka è oggi estremamente
complicata e complessa. Il Buddismo tibetano,
una volta entrato in Tibet e divenuto religione di Stato (nel
1578, addirittura, il Dalai Lama diviene il Capo spirituale e Politico
del paese), subisce una serie di
variazioni ed interpretazioni dovuti ai grandi maestri avutisi nel trascorso dei
secoli. Cito “la Scuola degli Insegnamenti Orali” originata dal monaco
indiano Atisa, la Setta Gelupga fondata 1407, come già scritto, da Tsong Khapa,
“la Scuola dei Berretti Rossi” fondata
dal maestro Marpa .
Inoltre, i dipinti, a volte, per effetto dell'ignoranza dell'artista sono
errati nella scrittura e nelle rappresentazioni. Il tanka di cui alla figura n.6 ha una serie di gravi errori nella scrittura e di inesattezze
nelle rappresentazioni grafiche che l'esperta sopra citata Xu Xin Hua
si è rifiutata di fornire commenti e interpretazioni.
Da aggiungere ancora che la lettura o le interpretazioni di un tanka sono
e devono essere del tutto soggettive poichè
trattandosi di religione siamo davanti ad un credo ed il credo si confà
con la credenza, con la
scuola,
con il pensiero o con l'ideologia alla quale si ispira. Quindi, non la figura
rappresentata ma è l'immaginazione
di chi guarda che deve cercare un qualcosa che lo ispiri che lo porti alla
meditazione al fine di avviarsi verso l'illuminazione ed avvicinarsi al nirvana.
Ciò avviene soprattutto nella contemplazione del mandala, basato su diagrammi e
disegni geometrici ( figura n.2 ). Infatti, a proposito di esso
il XIV Dalai Lama, Tenzin Gyatso, dice: “mandala, in generale,
significa ciò che estrae l'essenza ....... il significato principale consiste
nell'entrare noi stessi nel mandala ed estrarre un'essenza nel senso di
riceverne la benedizione” (pag.46, Mingani citato nella bibliografia).
Bibliografia
-Roberto Minganti, Buddismo, Ed.Giunti, Firenze 1998
-Tom Lowenstein, Il Sentiero del Buddha, E.D.T., Torino, 1997
-Gabriele Fahr-Becker, Arte dell'Estremo Oriente, Konemann,
Verlagsgesellschaft, 2000
-José e Miriam Arguelles, Il Grande Libro del Mandala, Edizioni Mediterranee, Roma 1995
-Li Jicheng e Gu Shoukang, Ed. En
Langues Etrangères, Pechino, 1991
-Autori vari, Tankas del Younghegong, Ed. Ma Yucui, Pechino, 1998
-Wang
Shu, Lamasery of Harmony and Peace, Foreign Languages Press, Pechino, 2002
-Yang Xin e altri, Cultural Relics of Tibetan Buddhism..., Ed The Palace Museum, Pechino, 1992