di Enrico Gambacorta
(articolo pubblicato dalla rivista COSE
ANTICHE –maggio 2001-)
La civiltà cinese affonda le sue storiche radici, ad oggi conosciute, intorno al 3° millennio avanti Cristo.
La
dinastia degli Shang, che regnò dal 1665 al 1122 a. C., ha lasciato tracce
documentali e, pertanto, degni di fede di questo popolo che si affaccia alla
storia con un fascino tanto ignoto quanto misterioso.
Ricerche di questi ultimi
tempi hanno cominciato a dare interessanti risultati sulla mitica dinastia
degli Xia (2100-1165). Ricerche che, se ulteriormente sviluppate ed
approfondite, potrebbero affiancare, in
senso temporale, la civiltà cinese a quelle della Mesopotamia e dell’Egitto.
I Cinesi, come tutto il genero umano, a torto o a ragione, hanno sempre creduto che la meravigliosa favola esistenziale non si esaurisse su questa terra ed hanno sempre immaginato una proiezione di essa al di là della vita terrena. L’imperioso anelito, giustificato o meno, verso l’immortalità ha escluso la considerazione di qualsiasi altra ipotesi, realistica e/o pessimistica che dir si voglia, quale quella dell’uomo che viene dal Nulla per una distrazione, momentanea, del Nulla e che nel Nulla ritorna, o quella meno pessimistica che considera l’uomo non come un essere intelligente, nel senso puro dell’accezione, ma come un essere intelligente menomato. Cioè l’uomo sarebbe da considerare tarato con rispetto ad un Essere Intelligente poiché riesce a capire (intus legere) solo qualcosa e con enorme difficoltà ed, in ogni caso, non riesce a sviluppare che una minima parte delle sue capacità intellettive. I sapienti sono d’accordo nell’affermare che l’uomo sviluppa soltanto il 15%, più o meno, della propria l’intelligenza. Forse è azzardato ma da non escludere che dell’Essere, intelligente ed immortale, l’uomo sia una scheggia finita, chissà perché e chissà come, su questo minuscolo e quasi insignificante pianeta terra.
Ciò premesso e considerando che il trapassato
dovesse continuare il suo cammino esistenziale, occorreva che venisse dotato di
tutti i mezzi di conforto e strumentali atti a tale scopo.
La statuaria,
figure umane, cavalli ed altro facevano, pertanto, parte del corredo funebre che seguiva ed accompagnava il
trapassato, sia esso dignitario o semplice cittadino, nel mondo dell’aldilà.
Negli albori
della civiltà cinese questo corredo era costituito oltre che da cose inanimate
anche da esseri animati, il personaggio veniva sepolto con mogli, carri,
cavalli, cavalieri, ecc.
Successivamente, durante il 1° millennio a.C., apparve l’uso di
sostituire gli esseri viventi con le loro rappresentazioni fatte di legno.
Verso la fine del 1° millennio a.C. le statuette di legno cominciarono
ad essere sostituite da quelle di terracotta. Alcuni anni or sono, sono venute
alla luce e, quindi, alla ribalta mondiale, le diecimila statue di terracotta
del famoso imperatore Shi Wang Di (221-209 a.C.). Cioè, il suo esercito, cavalli e cavalieri, era
stato riprodotto con statue di
terracotta e a grandezza naturale!
Alla dinastia dei Qin (221-206 a.C.), cui apparteneva l’imperatore Shi
Wang Di, che è passato alla storia come il padre della Cina per aver,
principalmente, riunificato il Paese, abolito lo Stato feudale ed unificato la
scrittura, segue la dinastia degli Han (206 a.C.-220 d.C.) che, una volta abbandonato
definitivamente le cerimonie funebri cruente ed una volta superato
completamente anche le poche affidabili statuette di legno, adotta l’uso
esclusivo della terracotta per gli oggetti da destinare alle tombe. Detto uso
diventa non solo un bisogno o una moda ma addirittura una frenesia tale che, in
seguito, si dovrà ricorrere a leggi speciali per regolamentare la quantità e le
dimensioni degli oggetti da collocare nelle singole tombe. Quantità e
dimensioni che dovevano essere proporzionate alla grandezza del personaggio!
Cos’é la terracotta
E’ un manufatto ottenuto dalla cottura di argille comuni miste ad altre
sostanze ferrose e non.
Il materiale ceramico veniva lavorato dai Cinesi fin dall’epoca
neolitica (ved. figura n.1) sia presso la cultura Yangshao, caratterizzata da
una argilla rossa e dipinta a motivi geometrici, e sia presso la cultura di Longshan, caratterizzata da una
argilla lavorata al tornio, di colore
nero ed elegante.
La dinastia degli Han (206 a.C.-220 d.C.)
La statuaria di questa dinastia, come quella delle altre dinastie, é
come già detto, una statuaria da utilizzare, principalmente, nelle tombe. Trattasi di un biscotto di
colore grigio scuro ricoperto di uno smalto bianco in segno di lutto. I
personaggi hanno tutti un atteggiamento di circostanza cioè che si addice ad
una persona che è a guardia e a custode del defunto. Essi sono in ginocchio ed inclinati in avanti o,
se in piedi, hanno il capo appena chino e
le mani unite sul petto
(ved.fig.n.2). La figura n.3 mostra la perfezione e la raffinatezza di
queste sculture (anche se minuscole):
la capigliatura è ben curata, il senso di mestizia emana dal volto.
Il cavallo, molto presente nelle tombe, è rappresentato quasi sempre con
cavaliere e come un animale possente, ardito e forte, con la testa alzata, con
le narici aperte ed in atto di nitrire (ved.fig.4). La prestanza corporea non
può essere paragonata a quella dei cavalli mongoli svelti e bellicosi ma di
corporatura piuttosto modesta.
La dinastia dei Wei e dei Sui (581-618)
Durante le dinastie dei Wei (386-557) e dei Sui (581-618) che, riunificano il paese dopo la frammentazione
creatasi a causa dello sfacelo della dinastia degli Han (206 a.C.-220d.C.)
continua l’uso dei “ming qi” cioè oggetti e figurine anche di terracotta da
porre nelle tombe usando ancora il tipo di argilla di colore grigio scuro. La
struttura somatica del cavallo è diversa da quella del cavallo Han. Il cavallo
Wei, in modo particolare, ha una
gualdrappa che, a volte, copre tutto il corpo del cavallo e, a volte, essa è di
dimensioni più ridotte. La testa è molto piccola, il collo alto finisce nella
parte superiore a fil di lama ( ved.fig.n. 5 e n.6). I cavalli e, di conseguenza, le rappresentazioni di
essi sono cambiati poiché i Wei non
erano Cinesi ma erano stranieri,
probabilmente Turchi, che hanno dato vita alla dinastia cinese dei Wei.
La
dinastia dei Tang (618-907)
Il massimo splendore della statuaria, che serviva a corredo delle
tombe, si ha durante la dinastia dei
Tang. Il periodo Tang può essere paragonato al nostro Rinascimento. La Cina è
entrata nel medioevo prima dell’Italia e ne è uscita prima. Con la fine degli
Han, nel 220 d.C., la Cina entra nel medioevo e ne esce alla fine del
VI secolo.
Pertanto, il benessere, l’opulenza, il lusso, l’emancipazione della
donna, la creazione dell’università “Han Lin”, la donna che ha per diporto il
cavalcare (ved.fig.n.7), Wu Ze Tian, l’imperatrice che tiene validamente a bada
il Paese dal 690 al 705, che ha un ottimo rapporto con l’apparato militare
oltre ad essere attorniata ed ossequiata da un nutrito androceo, la stabilità
economica, il fiorire delle arti tutto ciò non può che riflettersi anche sulla
statuaria tombale.
Il defunto, un po’ in analogia al detto latino “omnia mea mecum porto”
vuole con sé tutto quello che gli appartiene su questa terra, dai servi agli
animali, dagli utensili ad ogni genere di conforto. I superstiti fanno a gara
perché il trapassato resti soddisfatto altrimenti saranno guai per loro che
rimarranno ancora in vita poiché secondo le credenze cinesi, di ieri e di oggi,
il defunto trattato non bene scaglia le sue ire contro i superstiti.
Davanti a queste tendenze megalomane si rinforzano le leggi che limitano
il numero e la grandezza delle statuette che è possibile interrare. I limiti,
come detto, sono stabiliti in relazione
al personaggio o al cittadino. Ma le tendenze e le mode in proposito sono così
esagerate che non possono non dar luogo alla corruzione. Al funzionario
preposto ai permessi spesso e volentieri vengono fatte delle richieste che
superano i limiti con delle “offerte irresistibili”. Tutto il mondo è ed è
stato sempre un paese.
Il biscotto non è più grigio scuro ma rossiccio. La statuaria migliora
di molto esteticamente. Il cavallo diventa un bel esemplare adiposo
(ved.fig.n.8) o un bel cavallo da passeggio (ved.fig.n.9). La donna, dal vitino
di vespa, dalla capigliatura fantasiosa e dalle vesti lunghe, è bella ed
elegante (ved.fig.n.10 e n.11). I particolari, compreso il leggero trucco del
viso, si notano nella figura n.12.
Molte delle figurine sono smaltate, sono le famose terrecotte “san cai”
cioè dai colori verde, marrone e giallo-rosso, esse costituiscono buona parte
della ceramica funeraria di questi tempi. Tutto questo mondo sotterraneo ci dà
un’idea precisa della vita quotidiana dei tempi, degli usi, dei costumi,
dell’abbigliamento. ecc.
Da notare che anche il cammello figura tra queste statuette
(ved.fig.n.13), poiché esso fa parte dell’habitat, del deserto cinese chiamato
Tarim.
Il declino
Verso la fine della dinastia
dei Tang questa moda si avvia verso il
declino. La società dell’opulenza si esaurisce per dar vita ad un’altra
dinastia, quella dei Song (960-1279), che
sarà foriera di una civiltà molto più raffinata nelle cose terrene ed
extraterrestre.
I falsi e la termoluminescenza
Oggi è ancora possibile
imbattersi in Cina con qualche pezzo autentico. Le tombe ancora da scoprire
sono tante ed il loro contenuto è copioso. Quindi il calcolo delle probabilità
fa pensare che tra i tanti falsi, rifatti in serie, è possibile anche
imbattersi con qualche pezzo buono, sia esso personaggio tombale o cammello o
cavallo di terracotta.
Quando si è sul terreno, cioè
si è sul punto di acquistare da un negoziante o da un contadino in un qualsiasi
mercato delle pulci in Cina, bisogna ricorrere al fiuto che deve avvalersi di
indizi sintomatici quali:
a)- la presenza di eventuali
“sofferenze”, cioè un oggetto di terracotta veramente d’epoca, che ha attraversato
secoli o millenni, difficilmente arriva nelle nostre mani in condizioni
perfette. Rotture, incollature, parti mancanti piccoli o grandi, bordi e
spigoli alquanto smussati, ecc. dovrebbero essere normali in un pezzo
autentico.
b)- la terra eventualmente rimasta all’interno è quasi pietrificata ed
appena si riesce a scalfirla con il cacciavite (ved.fig. n.14).
c)- il tipo di biscotto ha una propria caratteristica nelle forme, nel
colore e nella lavorazione a seconda delle varie epoche.
d)- chi ha avuto sotto gli occhi tanti oggetti d’epoca può tentare di
riconoscere una patina nuova da una patina d”hoc”.
e)- le vere statue della dinastia Tang sono fatte con vari stampi, uno
per la testa, un altro per il corpo ed un altro per le gambe; all’interno, facilmente,
si riconoscono i punti di giuntura perché non sono levigati.
f)- le statue Tang poggiano, in genere su una pedana da dove fuoriescono
le punta delle scarpe rivolte all’insù.
g)- i visi sono tondi ma mai come una luna piena, il mento è sempre un po’
appuntito.
h)- nelle vere statue Tang la cura dei particolari: i capelli, il collo,
gli occhi, gli abiti e le proporzioni in genere hanno dato vita ad una
statuaria bellissima.
In ogni caso, i proposito, oggi possiamo disporre della tecnologia che
aiuta molto per la datazione degli oggetti di terracotta. Esiste la prova della termoluminescenza che, se fatta bene,
dissipa ogni dubbio ed attribuisce alla terracotta un’epoca con
l’approssimazione di 200 anni circa.
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